Sembra quasi che sia piovuta la manna dal cielo, in molti sono convinti che la soluzione al problema del petrolio sia legata ai biocarburanti. C’è una campagna mediatica impressionante e si fa largo l’idea che siano una cosa buona, ma siamo proprio sicuri ?
Il mondo è già al limite dello sfruttamento, milioni di persone muoiono di fame , la desertificazione aumenta, i terreni sono al limite della produttività e a qualcuno viene in mente di aumentare ancora le produzioni agricole per realizzare i biocarburanti. Le colture dei biocarburanti verrebbero prevalentemente e per forza di cose fatte in paesi in via di sviluppo (qui non c’è più spazio), dove ci sono persone povere, che poi magari saranno costrette a lavorare in un campo di mais (ad es.) ma che non potranno mai mangiare, in quanto sarà poi bruciato da una macchina in un paese “sviluppato”!
Ma quanta superficie servirebbe per produrre i biocarburanti per le auto italiane?
Leggendo su wikipedia: “i 34 milioni di veicoli italiani che consumano circa mille litri di carburante all’anno hanno bisogno di 5.7 milioni di ettari di suolo brasiliano coltivato a canna da zucchero. In Italia la superficie coltivabile (SAU) è di 13 milioni di ettari totali”.
Un pieno = una vita?
Ecco un esempio per una macchina di grossa cilindrata con un serbatoio di 100litri:
100 litri di bioetanolo da mais si ottengono da 266 kg di mais
1 kg di mais fornisce 3550 kcal (secondo il mio ricettario)
266 kg corrispondono a 944.300 kcal
che divise per 365 giorni fanno 2587 kcal al giorno,
cioè le calorie necessarie ad una persona in un giorno.
Conviene produrre biocarburanti?
Se si considera il parametro Energy Returned On Energy Invested (EROI) viene fuori che il bioetanolo ha un EROI=1, cioè si consuma tanta energia quanta se ne produce! http://www.eroei.com/articles/the-chain/what-is-eroei/
Ma questa stima sembra essere fatta per difetto, in quanto non tiene conto dei fattori al contorno e che le colture per biocarburanti attualmente (almeno negli USA) hanno grossi incentivi. Quindi tirando le somme sembrerebbe che si consuma di più di quanto si produce (fino a 1,5 volte). Qui trovate una serie di articoli interessanti http://www.movisol.org/etanolo.htm
Inoltre bisogna considerare gli effetti collaterali, e cioè l’aumento del costo dei cereali, anche per consumo umano. Pensate alla crescente difficoltà di acquisto di cereali da parte dei paesi poveri e a quanto questo contribuirebbe ad aumentare il divario tra ricchi e poveri.
Paragone tra elettricità prodotta da Bioetanolo da mais e Pannelli Solari
Dal trattato del prof. Tad W. Patzek del Department of Civil and Environmental Engineering della University of California, Berkeley intitolato Thermodynamics of the Corn-Ethanol Biofuel Cycle ho tirato fuori questo schema:

Il risultato come vedete è piuttosto intrigante, e tiene conto di molte variabili che rendono il paragone verosimile, anche se rimane il problema di disporre di una grande superficie continua di pannelli. Sembra proprio che il bioetanolo non convenga neanche per produrre energia. Il trattao è molto interessante, e credo che possa piacere parecchio (scaricat il pdf).
Vegetali ad uso combustibile
Viste le problematiche legate al costo del petrolio si fa strada anche l’uso di combustibili alternativi, e così ritorna in voga il carbone (vedi post), la legna ed il mais da ardere.
Dall’ Associazione italiana energie agroforestali http://www.aiel.cia.it/index.php viene fuori questa tabella.
| Costi energia per tipologia di combustibile | |||
| COMBUSTIBILE | POTERE CALORIFICO INFERIORE | COSTO SPECIFICO | Costo di 1 MWh [€/MWh] |
| METANO | 8250 kcal/m³ | 0,65 €/m³ | 67,76 |
| GPL | 21000 kcal/m³ | 2,94 €/m³ | 120,40 |
| GASOLIO | 8560 kcal/l | 1,15 €/l | 115,54 |
| LEGNA (12% umidità) | 3500 kcal/kg | 0,12 €/kg | 29,49 |
| MAIS (14% umidità) | 5300 kcal/kg | 0,15 €/kg | 24,34 |
| PELLET (8% umidità) | 4200 kcal/kg | 0,20 €/kg | 40,95 |
| MISTO PELLET – MAIS (30% – 70%) | 5000 kcal/kg | 0,18 €/kg | 30,96 |
Quindi per ora è molto conveniente bruciare Mais, almeno dal pto di vista economico. Quindi è conveniente convertire dei campi a mais o procurarsi nuovi terreni da coltivare.
Ritengo quindi che sia mooolto difficile invertire il trend, mentre invece è doveroso fare di tutto per ridurre i consumi. Iniziamo a parlare di decrescita. Se si continua di questo passo, prevedo che tra qualche anno i campi di mais (o simili) verranno recintati per evitare assalti da persone che cercheranno di procurarsi del cibo…sto esagerando? Spero proprio di si.
Forse un po’ di “materiale da bruciare” si potrebbe recuperare dalla pulizia dei boschi, come si faceva un tempo, e questo lavoro sarebbe utile anche per la prevenzione incendi, ma in ogni caso sarebbe bello riuscire a bruciare meno.
Spero che ora possiate trarre tutte le conclusioni del caso.
Tags: biocarburanti
Ciao Tommaso,
la tua affermazione:
“Il mondo è già al limite dello sfruttamento, milioni di persone muoiono di fame , la desertificazione aumenta, i terreni sono al limite della produttività e a qualcuno viene in mente di aumentare ancora le produzioni agricole per realizzare i biocarburanti.”
è anch’essa parziale come le informazioni entusiastiche sulla produzione del bioetanolo che molto spesso si sentono in giro.
Tutto quello che dici è vero, ma si sa anche che in europa ed in america c’è una sovrapproduzione agricola. Quindi o si porta quello che si produce in più verso chi ne ha bisogno, oppure si cerca di riconvertire quello che non serve a qualcosa che serve. Anni fa (2003) quando ci fu in estate un caldo pazzesco, con le centrali elettriche che non riuscivano a pescare l’acqua del po, i contadini comunque prendevano l’acqua per irrigare i campi. Campi che per i due terzi alimentavano la sovraproduzione agricola di merce inutile e senza mercato dato che solo un terzo dei campi italiani è sufficiente a coprire i fabbisogni nazionali. E proprio da quest’ultima considerazione che nasce la “pensata” di produrre bioetanolo. Tali produzioni si sono infatti pensate solo in luoghi dove c’è sovraproduzione o estensioni immense da coltivare. Chiaramente il bioetanolo non dovrà sostituire tutto il carburante (anche in brasile le macchine vanno a benzina, a bioetanolo, ma anche con un mix dei due!) e se lo vedi in un ottica di riduzione di consumi e/o utilizzo di automobili ad alimentazione ibrida, può avere un senso!
“Un pieno = una vita” poi porta a conclusioni pericolose. L’ho sentita più volte in TV a molte trasmissioni da gente di destra la cui frase successiva era un inno al nucleare!
Tutti i conti che fai sono corretti ma fermarsi a quello è scorretto. Di fatto l’agricoltura in Italia ed in europa è in perdita da almeno 30 anni e vive di sovvenzionamenti statali e/o europei. Sono cose poco note perchè se la gente lo sapesse sarebbe un po’ difficile fare pagare le verdure al supermercato! La cosa bella è che se mi chiedi se sono daccordo con questi sovvenzionamenti io ti dico di si! La coltivazione dei campi serve infatti per evitare il degrado del territorio rurale, cosa importantissima per l’equilibrio idrogeologico.
Spero di aver dato un contributo utile.
Interessante quello che scrivi,
grazie per il tuo contributo, ma devo ammettere che non ho mai sentito parlare nessuno a favore dei biocarburanti che dicesse di voler riempire questo spazio di sovrapproduzione. Ci giri qualche link o articolo sulla riconversione così ci informi meglio? E se riesci, anche qualcosa sulla sovrapproduzione, anche perché i dati che citi sono veramente da capogiro!
“Campi che per i due terzi alimentavano la sovrapproduzione agricola di merce inutile e senza mercato dato che solo un terzo dei campi italiani è sufficiente a coprire i fabbisogni nazionali”.
Scusa se ti chiedo tutti questi approfondimenti, ma sono avido di informazioni e mi piace dare ai post una vena “scientifica” oltre che personale!
Per quanto riguarda la frase “Un pieno=una vita” credevo di averla coniata io, in quanto non l’avevo mai sentita prima, ma a quanto dici anche qui mi sbaglio ( mea culpa, ma io non vedo la TV, in quanto non credo che ci si possa trovare dell’ ”informazione” , e non l’ho mai vista scritta). L’avevo pensata come frase ad effetto per far capire che dobbiamo iniziare a pensare di limitare l’uso dell’auto (vedi post “Frasi da ciclabile”), poi sinceramente non vedo nessun nesso con il nucleare, materia nella quale mi sono già espresso con questo post “Enel, Guardiamo sempre all’ambiente…analisi di una truffa?”
Grazie ancora, e spero che con le tue precisazioni che ci darai e a quelle di altri riusciremo ad avere una informazione più scientifica e completa possibile.
Credo che l’argomento sia molto complesso e si presti a interpretazioni diverse. Quella di Tommy secondo me è un’interpretazione.
La condivido nella parte che non vuole la diffusione delle colture estensive per biocarburanti nei paesi in via di sviluppo, che come al solito verrebbero derubati delle loro risorse da parte dei paesi sviluppati, visto che utilizzerebbero in mnima parte il prodotto e verrebbero pagati una miseria.
La condivido ancora di più nella parte che invita a parlare di decrescita, cioè a pensare come cambiare l’economia la società i consumi dei paesi sviluppati, insostenibili se estesi a tutto il pianeta: e in questo mi sembra chiaro che i biocarburanti siano un palliativo che non risolve i veri problemi di fabbisogno energetico.
Non la condivido nel rifiuto dell’idea del carburante vegetale, che secondo me è semplice, e intrinsecamente sostenibile: usi energia prodotta da piante cresciute in qualche mese, che usano quella del sole e il carbonio atmosferico, in un ciclo chiuso. Che poi l’EROI sia maggiore di 1, è una questione di arretratezza tecnologica, che la ricerca può ambire di risolvere. Quindi, credo che valga la pena almeno parlare di biocombustibili. Nell’ottica che ha esposto Giorgio, per esempio.
Questo è il mio parere poco scientifico.
Vi segnalo poi un recente rapporto dell’Agenzia Europea per l’Ambiente, che presenta la situazione europea:
)
http://reports.eea.europa.eu/t.....2007_12/en
Non so se l’informazione di fonte UE è proprio obiettiva, ma almeno è un riferimento da tenere presente e ha un bel po’ di dati (troppi per me per leggerli tutti
Vorrei precisare che io non ho mai parlato di rifiuto all’uso di carburanti vegetali, anche perché l’alternativa sarebbe puntare sempre sul petrolio, almeno per ora. Con il mio post ho voluto solo cercare di far luce sui biocarburanti e far notare che alcuni la danno come la soluzione già pronta da servire su un piatto d’argento, mentre da come confermate anche voi bisogna ancora lavorarci su.
Vi segnalo questa interessante presentazione sui biocarburanti fatta dal corso di Tecnologia ed economia delle fonti energetiche dell’ Università di Siena che potete scaricare qui http://www.chim.unisi.it/basos.....URANTI.pdf
Interessante notare come in Italia ci sarebbero 20.000kmq di terreni abbandonati per il discorso delle eccedenze agroalimentari che diceva Giorgio, che potrebbero invece essere utilizzati a fini energetici per produrre “30MLN t di biomassa da cui ottenere 25MLN t di bioetanolo corrispondente ad 1/3 dei combustibili necessari per autotrazione”.
La cosa che non capivo del post di Giorgio era perché produrre di più per poi distruggere? Invece la chiave di volta sta nel fatto che non avevo capito che i terreni sono abbandonati!
Ora ho le idee un po’ più chiare. Grazie a tutti!
Non ci sono solo terreni abbandonati, ci sono culture sovvenzionate tipo la soja o il girasole da noi(vi siete mai chiesti perchè ad un certo punto negli anni ‘90 c’erano tutti quei campi coltivati a girasole?) che sono economicamente convenienti per chi li coltiva solo perchè sovvenzionati.
E’ da anni ormai che i contadini non coltivano ciò che vogliono ma solo ciò che è sovvenzionato dato che altrimenti non conviene loro coltivare i campi, da cui anche il motivo di tanta terra abbandonata…
La comunità europea dal canto suo mette quote (come le famose quote latte o le più recenti quote sulle barbabietole) che servono a mitigare la sovrapproduzione e a “spalmare” le coltivazioni su tutti gli stati membri.
Dammi un po’ di tempo e vedo di trovarti anche dei link!
Il discorso mi è sempre più chiaro da una parte e più oscuro da un’altra.
Non capisco perché vengano sovvenzionate colture che non servono. Forse per non far abbandonare i campi?
E poi dove finiscono le eccedenze? Vengono in qualche modo utilizzate o sono distrutte o compostate?
Dai facciamo questa ricerca a più mani e vediamo cosa salta fuori.
Direi che è fondamentale documentarci sulla politica dell’UE di sovvenzioni all’agricoltura. Qui
una presentazione sul tema.
Sennò andate direttamente sul sito della comunità europea e leggetevi questo: http://ec.europa.eu/agricultur.....cap_it.pdf. E’ un po’ lungo e dispersivo, ma qualche info in più c’è.
Cmq ha sempre senso sovraprodurre almeno un po’ per accumulare riserve strategiche negli appositi siti di stoccaggio. Il problema è quando queste riserve sono abnormi o mal distribuite (ad esempio ho un sacco di riso e niente carne). Se non vengono usate di solito sono distrutte, esportate o compostate. Tenete conto che da quello (poco) che so ci sono anche casi in cui la comunità europea è costretta a pagare multe al WTO per commercializzare a prezzi che non sono di mercato oppure a regalare le eccedenze alimentari.
Gli allargamenti ad est poi hanno causato uno sconvolgimento ancora più grosso, non so se avete seguito la questione barbabietole, ma praticamente in Italia hanno eliminato la produzione!
Tenete anche conto che ha sempre senso mantenere un regime di sovraproduzione se, per motivi socio-politico-economici, questo conviene.
La Francia ad esempio è molto agricola e quindi molto sovvenzionata (di fatto esistono 4 o 5 grandi città e basta). Nessun partito andrebbe al governo senza l’elettorato rurale. Inoltre è sempre valida la questione della tutela del territorio di cui si è già parlato.
Segnalo questi due articoli sul Corriere che mi sono capitati sotto mano oggi. Parlano brevemente di agricoltura, di sussidi agricoli e di biocarburanti:
La guerra dei cereali Ora il mondo ha fame
Il raddoppio dei prezzi di mais, grano e riso ha scatenato rivolte in decine di Paesi
Secondo l’articolo a causa dei cambiamenti climatici, (che per l’aumento dei prezzi legati anche alla produzione dei biocarburanti), molti paesi sono costretti a ricorrere alle proprie riserve per calmierare i prezzi. Sembra che l’unica soluzione sia aumentare ancora le produzioni di cereali o incrementare la resa per ettaro, facendo ricorso magari agli Ogm. Non si parla però di sovrapproduzioni e terreni incolti.
Draghi: a rischio la lotta alla povertà
Il Nord del mondo parla della crisi dei mercati finanziari, il Sud di quella dei mercati di strada
Nell’assemblea della Banca Mondiale de 13/04/08 l’Europa e gli Stati Uniti sono stati criticati dai paesi emergenti “per i sistemi di dazi e sussidi agricoli e per gli incentivi a trasformare i cereali in carburante da vendere a caro prezzo come il petrolio”.
L’articolo è un po’ succinto e dice poco, però era interessante il fatto che si mettano in dubbio l’efficacia dei sussidi e degli incentivi agricoli, così come sono pensati ora.
Lascio a voi leggere gli articoli, perché forse ho sintetizzato un po’ troppo. Se ne avete altri da segnalare, fate pure, così facciamo diventare questo post una specie di “biblioteca” sull’argomento.
premetto che ancora non ho letto gli articoli evidenziati da tommy, volevo però aggiungere un altro spunto di riflessione. Domenica sera, a Report ( http://www.report.rai.it/R2_po.....06,00.html ) il servizio parlava di frutta e verdura fuori stagione: di quanto costi produrre e commercializzare questi beni e del perchè al mercato “piacciono” di più rispetto a quelli di stagione.
Cosa c’entra con il biocarburanti? Nella discussione si è parlato di incentivi all’agricoltura, delle eccedenze di produzione e di altre cose che riguardano come funziona l’agricoltura a casa nostra. Bè, dal servizio si imparano molte cose, sui prezzi, sui trasporti, sugli imballaggi!!! (A VOLTE LA VERDURA E’ UNA SCUSA PER VENDERE UN IMBALLAGGIO)
leggete leggete…
ah, dimenticavo, nel servizio si parla anche dell’importanza del mantenimento dell’equilibrio biologico dei terreni (quello che diceva giorgio) e presenta le coltivazioni biologiche (che sono a tutto diritto oggetto di GAS, potremmo anche pensarci no?)
ciao!
In effetti direi che non c’entra tanto…io mi riferivo a tutto ciò che in qualche modi si riferisce ai biocarburanti. Questo tuo post io lo metterei in quello “Regole per inquinare meno”, dove mi pare calzi a pennello.
Ciaooo
Ciao a tutti, ho letto con molto interesse i vari post che la trattazione di Tommaso (sempre ricche di informazioni) sui biocarburanti ha scatenato.
Devo dire di essere ignorante in materia perciò non potrei aggiungere, alla già molto animata discussione, informazioni tecniche di un qualche rilievo.
Mi limito a dare quella che è la mia opinione.
Sono d’accordo con Tommaso sul fatto che i biofuel e il cibo sono concorrenti in questo momento in cui il mercato globale soffre dei rincari del petrolio e cerca soluzioni alternative per risolvere il problema (purtoppo non vedo molta preoccupazione ecologista in tutto ciò, ma per il portafoglio “as usual” ma questo è un’altro discorso e comunque ben venga se porta qualcosa di buono e qui chiudo la parentesi) . Indipendentemente dalla questione agricoltura nel nostro paese, e in generale nei paesi industrializzati, adesso più che mai “tutto il modo è paese” :
alcune stime ci dicono che nel 2025 la popolazione globale sarà di 8 miliardi, ma già adesso esiste un deficit mondiale a causa del quale è il sesto anno di fila in cui si fà uso delle scorte che sono scese a 57 giorni di autonomia, dai 60 giorni in giù l’allarme è rosso.
Stati Uniti prevedono che nel 2016 la metà dei loro veicoli sarà alimentata con biofuel, al momento tutta la produzioen dell’Iowa è destinata a bio-etanolo, ma se anche gli Stati Uniti convertissero tutto il mais a questo uso coprirebbero solo una parte della richiesta (ho letto il 12% ma non so se è attendibile) e il resto? lo importerebbero certamente dai paesi più poveri, sempre più sfruttati e affamati. Ma di certo non ci sarebbero solo gli Stati Uniti a muoversi in questo senso…
Inoltre penso al problema della scarsità d’acqua, che tutti consociamo e sappiamo che non è da sottovalutare.
Ho letto che Il consumo di acqua per scopi industriali costituisce la seconda fonte di prelievi dopo l’agricoltura, quindi i consumi maggiori si hanno proprio nel settore agricolo, e questa situazione è in peggioramento a causa di fenomeni come l’aumento della popolazione mondiale e la necessità di incrementare la produzione agricola, se ci aggiungiamo l’aumento della richiesta a causa delle coltivazioni a scopo non alimentare forse il biofuel può non essere la strada giusta? o perlomeno non l’ancora di salvezza.
Buon pranzo a tutti!
Guardate un po’ questo interessante articolo uscito oggi su Repubblica on-line…si parla di uno studio fatto da UNIBO sui biocambustibili…
A quanto pare hanno fatto una classifica sui biocarburanti e si vede che non tutti sono uguali. Si parla anche di produzione di bioetanolo da scarti boschivi e da alghe.
Ottima segnalazione, un articolo semi-scientifico fatto molto meglio del solito. Almeno passa il concetto che il calcolo dell’impiego enegetico e del risparmio emissivo legato alle colture da combustibile non è semplice….
Segnalo questo articoletto di esperti nostrani sui biocombustibili. La conclusione è chiara, le argomentazioni interessanti.
.
Certo che l’idea di generare combustibile dalle piante è affascinante….decisamente di più che l’estrazione di petrolio dal sottosuolo. Ma si adatta pochissimo alle richieste energetiche del nostro mondo, lo dicono i numeri. A meno che Giorgio non mi contesti
La mia testolina torna sempre lì. Abbiamo una centrale nucleare, il sole, che ci inonda di energia che è da sempre vita. E non sappiamo usarla.