Torno ancora sul tema del marketing per segnalare come le informazioni veicolate dalla pubblicità vadano prese con le pinze.
Farò due esempi di acque minerali analizzando un caso di qualche mese fa, ed uno proprio di questi giorni , che avevo notato sul giornale e di cui ho avuto delucidazioni (per caso) in un convegno.
Caso uno: Sant’ Anna Bio Bottle
Nel 2008 Sant’Anna pubblicizzava le sue biobottle come ecosostenibili al 100%. Caso simpatico, data l’estrema attenzione del marketing a vendere il concetto di bottiglia sostenibile, e quindi l’idea di acqua in bottiglia sostenibile. Peccato che io non le abbia mai viste negli scaffali dei supermercati, mentre le ho viste come preziosi omaggi di qualche prodotto in farmacia. Questo forse bastava a speigare che si tratta solo di marketing, ma la conferma è arrivata dalla pronuncia del Giurì dall’Istituto di Autodisciplina Pubblicitaria che si è espresso sulla pubblicità delle “Sant’Anna Bio Bottle”, dimostrando che la pubblicita’ che sosteneva la bottiglia ecosostenibile al 100% era falsa, e quindi non corretta.
Caso due: Levissima
L’acqua Levissima pubblicizza il suo ” percorso verso la sostenibilità” (vedi immagine in un commento sotto), con una campagna comprata sui principali quitidiani di questi giorni (Corriere, Repubblica), facendo vedere dei binari innevati che partono da montagne ricoperte di neve. Secondo quello che è scritto fanno viaggiare il 30% delle bottiglie in treno. Bravi, bellissima cosa, che autodefiniscono come “una piccola goccia del nostro impegno verso l’ambiente”. Ma cos’è che non va? Qualche giorno fa sono stato ad un convegno sul trasporto ferroviario merci, e uno dei relatori ha citato il caso Levissima di Roma, che riporto in sintesi. Levissima trasporta in treno le sue bottiglie in un centro di distribuzione alle porte di Roma, ma al posto di distribuirla nella capitale la invia via camion in Abruzzo. Al contrario l’acqua Levissima distribuita a Roma arriva in camion. Mi sembra che questo sottolinei quanto il marketing possa contribuire a creare delle idee sbagliate.
Come al solito a voi le conclusioni
PS1: mentre ero di ritorno in treno, ho notato per puro caso che la pubblicità a pagina intera di Levissima era, guarda caso, proprio dopo due pagine che trattavano della privatizzazione dell’acqua. Non è di certo una casualita’.

Direi che l’intervento è errato. Iap è intervenuto soltanto su una frase presente nella pubblicità, che riguardava il fatto che la biobottle è riciclabile chimicamente. LO è, ma non Italia, dove non ci sono impianti; al momento esiste un impianto in Belgio. Separando la Biobottle potremmo avere una risorsa rinnovabile in eterno. Che il prodotto si biodegradabile e derivi completamente dai vegetali mi sembra ovvio e non contestato dal testo dell’autodisciplina
Gianluca, grazie per l’intervento.
Noi di MentiFermenti pensiamo che sia il prodotto acqua in bottiglia ad essere intrinsecamente non sostenibile, in termini ambientali. Lo conferma la seconda parte del post di Tommaso (su Levissima e la sua logistica di distribuzione) e gli altri post che abbiamo dedicato all’argomento (qui e qui). Ed è esattamente il concetto che ribadisce la sentenza del Giurì: riciclare o compostare le Bio Bottle ha un costo energetico e di risorse. Costo che si azzera se si utilizza acqua di rubinetto senza filtrarla, e diminuisce molto se si usa un dispositivo di filtrazione dell’acqua di rubinetto: sono i due stili di consumo che consigliamo.
Che l’acqua in bottiglia sia intrinsecamente non sostenibile, lo sta capendo anche l’opinione pubblica. Ed è questo il motivo per cui i produttori delle acque in bottiglia (per uno dei quali tu lavori, a giudicare dal link a cui rimandi nella tua firma) stanno facendo grosse campagne pubblicitarie improntate al green washing: evitare di perdere clienti, dando l’immagine di prodotti attenti all’ambiente. Il Giurì ha semplicemente ribadito che non si può spacciare per ecosostenibile al 100% una cosa che non lo è.
Mi auguro che la gente capisca che l’acqua in bottiglia è un bene superfluo, i cui costi ambientali e sociali sono alti in modo immorale. E che il mercato in questione si ridimensioni drasticamente, alla nicchia che gli è propria, cioè quella di chi sceglie acqua in bottiglia per gusti personali e la paga ciò che è giusto. E non il prezzo ridicolo di adesso, che deriva dal fatto che i produttori praticamente non pagano l’acqua a chi gliela vende (le amministrazioni locali) per conto dei proprietari (i cittadini, cioè noi!).
Sei disinformato su una serie di problemi organolettici relativi al rubinetto ma la discussione risulterebbe faziosa. Per quanto riguarda le concessioni , anche qui ti mancano alcune info, il diritto di sfruttamento non è gratuito ma frutto di trattative tra i comuni e le aziende, inoltre esistono una tassa regionale ed una nazionale sul prodotto imbottigliato.
Ciao Gianluca, ti ringrazio per essere intervenuto. Mi fa molto piacere ospitare la voce di Sant’Anna, ma non ho capito tre cose:
1. le biobottle hanno mai raggiunto gli scaffali dei supermercati?
2. secondo te (voi) era corretto pubblicizzare un prodotto come riciclabile chimicamente in un Paese dove non si puo’ riciclare chimicamente? Dato che sei tu stesso a dire che l’unico impianto per ora e’ in Belgio. Forse avete pensato un prodotto troppo avanti…
3. infine come pensavate di raccglierle? cioe’ ammesso che un impianto chimico venga fatto in italia, come pensavate di separarle in fase di raccolta differenziata dalle altre bottiglie di plastica? In sostanza il rischio e’ che pur essendo il prodotto magari ottimo, sia irriciclabile perche’ necessita di impianti e raccoglitori ad hoc.
O forse c’e’ qulacosa che mi sfugge?
In ogni caso come in sostanza diceva antonio, e come ribadisco anch’io l’acqua in bottiglia continua ad apparirmi come un passaggio superfluo. Perche’ produrre contenitori (seppur riciclabili) e farli viaggiare centinaia di km (se non migliaia), se poi puoi berti l’acqua del rubinetto?
Quli sarebbero questi problemi organolettici? Io ho sempre bevuto l’acqua di rubinetto, forse ti riferisci a dei casi particolari?
Mi interessa sentire il vostro punto di vista
Inoltre Antonio non ha detto che lo sfruttamento delle fonti e’ gratuito, ma che ha costi veramente irrisori, e aggiungo: anche rispetto alle esternalita’ che dobbiamo sostenere noi cittadini, in termini di costi del riciclaggio delle bottigliette, dello smaltimento e di inquinamento. Infine tempo fa sono stato a vedere lo spettacolo H2Oro, dove facevano vedere che in un bilancio di una nota marca di acqua minerale (non ricordo quale) il costo della colla per chiudere le etichette, era superiore rispetto al costo pagato per lo sfruttamente dell’acuqa…
Scusa per tutte le domande, ma come avrai capito dal blog, a noi interessa molto capire i vari argomenti, per mettere a disposizione il maggior numero possibile di informazioni, da punti di vista diversi, in modo che ognuno possa trarre consapevolemnte le proprie conclusioni.
1. Il prodotto è presente in tutte le Ipercoop ed Esselunga e stiamo aumentando gli inserimenti con il tempo.
2. Noi abbiamo detto che la risorsa è rinnovabile, Inviamo già gli scarti di produzione in Belgio per il riciclo chimico. Non abbiamo mai detto che l’avremmo riciclata subito chimicamente, tant’è vero che sullo stesso messaggio pubblicitario abbiamo invitato i consumatori a mettere le bottiglie nell’organico, dopo aver avvertito tutte le municipalizzate italiane.
3. Abbiamo già fatto i test di separazione con Conai. Oggi PLA e PET sono separabili con una modifica del detector molto semplice. SI separano sia in positivo che in negativo. Bisognerebbe che le aziende organizzassero un fine linea dedicato, mentre oggi andrebbe a recupero energetico. E’ un problema non di Sant’Anna ma di tutto il PLA che gira in Italia in questo momento è che è destinato ad aumentare in futuro sostituendo sempre più le plastiche derivate dal petrolio.
Per tutto il resto , ti ripeto, la discussione è sterile. Se ti dicessero ci sono tracce di cocaina nella sorgente e io ti dicessi laconicamente che non la troverai in bottiglia ti basterebbe ? Agli abitanti e ai giornalisti di Mialno e Torino è bastato.. L’acqua del rubinetto è un prodotto diverso, ma deve essere usato il cloro per renederlo potabile. I casi di mala acqua pubblica ci sono e li puoi trovare sul web. Altra questione è quella delle condizioni dei rubinetti, che non puoi conoscere.
LA COLLA. Siamo un S.p.A. , non sono autorizzato a dirti quanto e cosa paghiamo, ma la concessione costa assolutamente il giusto. Cmq il nostro bilancio è pubblico. Non dimenticare che un’azienda non è una onlus, una cooperativa, ma un organismo che ha come scopo il profitto, grazie al quale cresce, aumenta i dipendenti, crea indotti intorno alla sua sede ecc.ecc..
Lavoro qui da 10 anni, da quando siamo nati praticamente, non è mai stata licenziata una persona…io ne sono la prova
Gianluca:
- ammetto di essere disinformato sui problemi organolettici dell’acqua di rubinetto. Se mi indichi le tue fonti informative sono pronto a integrare quanto abbiamo scritto. Scusa ma non ho capito il riferimento alla cocaina, a Milano e Torino: puoi chiarire?
- dici che i rubinetti possono contaminare l’acqua che erogano. Ok, ma io cittadino posso sorvegliare sugli impianti del mio condominio e della mia casa, quindi ne sono responsabile; su quello che c’è a monte, mi devo fidare dei controlli della sanità pubblica, che in Italia ci sono e funzionano.
Le bottiglie, durante il trasporto, sono esposte a sporcizia e sole. Io cittadino non posso sorvegliare su questo.
Comunque, non voglio fare polemica, ma evidenziare che è difficile stabilire con certezza se è più tutelata sanitariamente la distribuzione dell’acqua fino al rubinetto rispetto a quella dell’acqua in bottiglia.
- chi vende acqua minerale fa benissimo a cercare il profitto, e ancora meglio a comportarsi bene con i suoi dipendenti.
Questo non può andare a scapito della collettività. Che deve sapere con esattezza le implicazioni degli stili di vita e di consumo.
Noi pensiamo che l’elevatissimo consumo di acqua in bottiglia in Italia, largamente la prima nel mondo su questo, derivi da opinioni superficiali sul gusto e sulla salubrità e non sia consapevole dei costi economici e ambientali del prodotto. E cerchiamo di diffondere informazioni documentate su questo.
- le concessioni di imbottiglimento costano 20,66 euro a ettaro di terreno e 0,0007 euro ogni litro imbottigliato (dati riferiti al 2006 e al Piemonte). Al supermercato un litro di acqua in bottiglia costa in media 0,22 euro: un ricarico del 300%. Mi sbaglierò, ma credo che sul mercato pochi venditori facciano pagare il prodotto 300 volte il costo della materia prima (ovviamente non sto considerando tutti gli altri costi). Per cui, non credo che il prezzo che pagate per l’acqua che imbottigliate sia giusto, come tu dici.
Soprattutto per quanto citato da Tommaso: i costi esterni legati al commercio di acqua in bottiglia. Sarebbe bello se riuscissimo ad appurare insieme se le tasse che pagano i produttori coprono questi costi….ma permettimi di essere scettico.
Parto dai costi. Il dato Piemonte è in fase di aumento in questi giorni. C’è poi la tassa nazionale . La media del costo di un litro di acqua minerale non è assolutamente 0,5 euro a litro. Noi siamo leader di mercato ed il nostro prezzo max a litro e mezzo è di 0,42 euro. L’acqua va captata con opere di prese, tubazioni interrate, la sorgente è molto distante dallo stabilimento se vuoi avere acqua di montagna e non di pozzo. Noi abbiamo circa 700 metri di dislivello tra sorgente e stabilimento. Ci sono poi una serie di costi industriali, packaging, distribuzione, esposizione a scaffale…logistici, amministrativi, insomma i costi che ha qualunque azienda rivolta al largo consumo. Il ricarico non è assolutamente così elevato, tanto è vero che buona parte delle aziende che imbottigliano sono in crisi pesantissima proprio dal punto di vista economico.
Sul resto non voglio entrare in polemica come ti ho già detto. Troppa cattiva informazione, soprattutto a discapito delle acque in bottiglia, hanno spostato il tiro dal problema dell’acqua privatizzata.
Sui problemi o non problemi organolettici dell’acqua di rubinetto non sei disinformato, ma hai un unica campana.
http://carpibec.wordpress.com/.....leamianto/
http://www.aostasera.it/artico.....i-di-aosta
http://www.repubblica.it/2005/.....inapo.html
http://www.mondobenessereblog......-potabile/
Il trasporto dell’acqua…no non puoi sorvegliarlo, questo è un fatto, come non puoi sorvegliare il trasporto di nessun altro prodotto.
Però se non puoi sorvegliare il trasporto dell’acqua come di nessun altro prodotto.. puoi prendere un prodotto che non abbia trasporto. La scelta la fai ogni volta che metti mano al portafoglio e dai il tuo voto a un prodotto più che a un altro.
Grazie ancora per i vari commenti, mi aiutano molto a capire. Grazie a gianluca per la pazienza. Interessantissima la ricerca di Antonio sui costi delle concessioni!
Neanch’io sono contrario al fatto che qualcuno, nel rispetto delle leggi, imbottigli dell’acqua e la venda, creando profitti e posti di lavoro, anzi. Poi credo che la biobottle dovrebbe essere una buona iniziativa. Apparentemente sembra che una biobottle sia migliore di di una normale, anche se mi piacerebbe avere una LCA comparativa prima di poterne essere certo. Gianluca ce l’hai?
Quello che invece mi lascia perplesso è che molte presone credano che l’acqua di rubinetto non si possa bere e si debba depurare…motivo? Le pressanti campagne pubblicitarie che le grandi aziende imbottigliatrici hanno lanciato in questi anni. Se uno accende la tv o legge un giornale trova sempre una pubblicità di acqua in bottiglia. Noi siamo contro la pubblicità dell’acqua e aderiamo alla campagna Mettiamola fuori legge, la pubblicità, non l’acqua..
Poi come dice Gianluca è vero che ci sono dei casi di mala gestione (vedasi il caso di mala gestione dell’acquedotto di pescara che ha distribuito acque contaminate per anni ), ma per fortuna sono l’eccezione e non la norma.
Per quanto riguarda la cocaina nell’acqua di rubinetto non ne ho mai sentito parlare, mentre so che si trova sicuramente nei fiumi, cioè più a vale delle fonti.
Infine occupandomi personalmente di logistica ti posso dire che dovreste conoscere (anzi sono sicuro che le conoscete), tutte le fasi della catena, tanto che dovreste anche essere in grado di fare un bilancio ambientale, oltre che economico delle varie tipologie di trasporto. Vedasi Levissima che è arrivata portare il 30% delle acque su treno per cercare di ridurre l’inquinamento. Questo significa indirettamente che l’inquinamento da trasporto d’acqua è un problema, altrimenti non pubblicizzerebbero il trasporto su ferro. Come è un problema l’uso spropositato di bottigliette di plastica, altrimenti non avreste mai fatto le biobottle o sbaglio?
PS:Ammetto però che non ho capito alcuno risposte di Gainluca. Perchè dici “La media del costo di un litro di acqua minerale non è assolutamente 0,5 euro a litro“…guarda che nessuno ne aveva parlato…?!?! forse ti sei sbagliato a scrivere…
Gianluca, anch’io ti ringrazio per la pazienza con cui contribuisci alla discussione.
Non sapendo esattamente il margine di guadagno dei produttori di acque in bottiglia, non posso dire con sicurezza assoluta che sia elevatissimo a causa del prezzo basso della concessione. Prendo atto che tu sostieni il contrario e che hai le tue fonti.
Il mio obiettivo non è dimostrare che i produttori siano ladri autorizzati che applicano prezzi assurdi, arricchendosi sull’ignoranza dei clienti; in questo senso forse il mio commento precedente sul ricarico di 300 volte era poco pertinente, me ne scuso.
Il mio obiettivo è fare capire che pagano poco un bene pubblico prezioso come l’acqua. Dico poco, nel senso che il costo e le tasse non ripagano i costi ambientali del commercio di acqua in bottiglia. Non ho una valutazione scientifica completa per dimostrarlo, ma forti sospetti.
E’ un discorso che si può applicare alle risorse naturali in generale, petrolio in primis, quindi magari mi si può obiettare: perchè ce l’hai tanto con l’acqua in bottiglia??
Rispondo: perchè c’è un’alternativa più economica, ugualmente sana, più comoda e molto meno impattante sull’ambiente, a cui abbiamo diritto per legge. L’acqua di rubinetto!
I link che citi sono….simpatici, ma mi convincono poco.
La questione del rilascio di amianto dalle tubazioni nelle acqua potabili è sotto controllo della sanità pubblica, e per ora non desta preoccupazioni: qui ne parla l’Arpa Emilia-Romagna.
La cocaina nel Po non c’entra niente con l’acqua potabile, dove non è mai stata trovata, come scritto nell’articolo stesso che citi
L’inquinamento chimico e batterico negli acquedotti è una rarissima eccezione, e ci sono controlli sanitari che lo intercettano, come scritto nell’articolo che citi. (che poi a volte non funzionino, come cita Tommaso di Pescara, è di nuovo un’eccezione). Secondo me è molto più probabile l’inquinamento nel tratto acquedotto pubblico – rubinetto, cioè nelle tubazioni private di case e condomini, per cattiva manutenzione….
Ciao Tommaso, devo dire che questa questione dell’acqua in bottiglia se da una parte sono convinto che abbia il suo risvolto positivo (quello che dici tu dell’ecosostenibilità etc), dall’altra mi interesserebbe approfondire degli aspetti dell’acqua dei rubinetti in specifico di quelli di Bologna. Quest’ultima infatti risulta prelevata da monti calcarei come i calanchi che rendono la nostra acqua una delle più dure in giro. Questa durezza (ossia l’alta presenza di sali minerali) porta nell’organismo umano il rialzo della pressione arteriosa (per un effetto osmotico) e il conseguente rischio di trombosi e malattie cardiovascolari (direi prima causa di morte in italia). Ho sentito dire di studi che enunciano anche effetti benefici di questa acqua più dura delle altre, ma sinceramente ti parlo da un punto di vista medico-sanitario la prevenzione penso che sia da tenere conto, soprattutto dalle patologie di primaria importanza nelle cause di morte in questo paese.
La mia non vuole essere una condanna ma semplicemente uno spunto di approfondimento nella tua battaglia contro l’acqua in bottiglia che personalmente appoggio sperando che l’acqua da rubinetto sia salutare quanto l’acqua minerale a breve termine parlando,cioè di salute (a parte il fatto che so che nella minerale vengono fatti meno controlli).
Appena ho un attimo di tempo comunque mi informo da persone competenti a riguardo. Se tutta la tua battaglia fosse appoggiata anche da prove tangibili a breve termine come un eventuale fattore protettivo dei sali contenuti nell’acqua da rubinetto penso che sarebbe molto più semplice portarla avanti. In fondo ancora in pochi si interessano dell’ambiente…
non mi ricordo dove, avevo sentito che ciò che più ci spinge a far delle azioni non è il piacere bensì l’allontanarsi dal dolore e finché il dolore di un disastro climatico non è veramente dietro la porta rispetto ad altri problemi più evidenti è difficile che la gente se ne interessi.
Ciao Andrea, sono perfettamente d’accordo. C’è bisogno di un approccio integrato. Ognuno, con le proprie conoscenze specifiche potrebbe aiutarci ad approfondire il discorso. Intanto ti dico che ho raccolto una serie di informazioni sul rapporto calcare-acqua-salute, che meriterebbero il commento di qualcuno impegnato nel mondo chimico-sanitario…appena ho un attimo faccio un post con la speranza di raccogliere qualche commento specifico.
Finalmente ho ritrovato l’immagine della pubblicità Levissima di cui vi parlavo.
Sarebbe bello vedere quali sono le altre tappe del loro cammino verso la sostenibilità…