Siamo proprio sicuri che le lampade “a risparmio energetico” siano la scelta giusta per la tutela dell’ambiente?
Il 1° settembre di quest’anno è iniziato il percorso, stabilito dalla Commissione Europea con un regolamento, per la graduale scomparsa dal mercato europeo delle lampade a incandescenza (d’ora in poi nel post le chiamerò LI per comodità).
Il motivo è semplicissimo e arcinoto: esistono tecnologie di illuminazione molto più efficienti, cioè che a parità di flusso luminoso consumano molta meno energia elettrica. Perchè non usano la vecchia tecnologia dell’incandescenza, in cui l’energia elettrica che alimenta la lampada viene convertita solo per il 2-3% in radiazione luminosa visibile all’occhio umano, mentre per il restante 97-98% viene convertita in calore. In sostanza, con le LI buttiamo via quasi tutta l’energia che usiamo!
In particolare, nelle abitazioni, diventerà normale usare le lampade a fluorescenza (LF d’ora in poi nel post), tecnologia ormai diffusa e disponibile a costi di acquisto accessibili, ma ancora nettamente superiori rispetto alle LI di pari flusso luminoso. Il maggior costo iniziale viene ammortizzato in un certo periodo di tempo dai minori consumi energetici e dalla maggiore durata della lampada. Altroconsumo a giugno 2009 (link accessibile solo agli abbonati ad AC; chi è interessato all’articolo mi può contattare su mentifermenti@gmail.com) ha quantificato prezzi, risparmi e tempi di ammortamento: in sintesi, in media, si parla di 5-10 euro per una LF di media potenza (14-16 W), recuperati dopo 6-12 mesi di utilizzo della lampada.
Cito rapidamente anche le lampade a led, tecnologia ancora poco diffusa (quindi più costosa delle altre) ma in rapida espansione, che pare un’ulteriore passo avanti nella direzione della riduzione del consumo energetico: anche qui si parla di 2-3 volte in meno di una LI di pari flusso luminoso.
Rimando a un opuscolo informativo dell’ENEA per una panoramica generale dei tipi di lampade e delle modalità di utilizzo.
Ok, è provato che nell’utilizzo normale le LF permettono un risparmio energetico ed economico rispetto alle LI, quindi hanno un minore impatto ambientale.
Ma nel resto del ciclo di vita della lampada? Vale a dire, nelle fasi di produzione e di smaltimento della lampada?
Proviamo un’analisi dei diversi aspetti.
PRODUZIONE – UTILIZZO DI ENERGIA
Una LF ha una tecnologia più complessa di una LI, quindi è lecito chiedersi se richiede più energia per essere prodotta. Questo interessante articolo su The Watt, blog americano che si occupa di efficienza energetica, fa un po’ di calcoli sulla questione, arrivando alla conclusione che bastano 50 ore di utilizzo di una LF per pareggiare il bilancio energetico produzione+utilizzo, rispetto a una LI. Qui c’è la traduzione (grazie a Energeticambiente.it).
Quindi, fidandoci di The Watt, diamo la prima risposta: le lampade a fluorescenza battono le lampade a incandescenza sul consumo energetico in produzione+utilizzo.
PRODUZIONE – UTILIZZO DI MERCURIO
Le LF utilizzano mercurio, in media circa 4 mg per lampada. Il che pone 2 problemi:
1) quali sono le risorse di mercurio disponibili? La produzione di mercurio è sostenibile?
Su questo ci fornisce un po’ di dati Ugo Bardi, presidente di ASPO-Italia. In sostanza, se tutto il mondo usasse le LF, la richiesta annua di mercurio (qualche decina di tonnellate) sarebbe molto inferiore all’estrazione globale annua dal sottosuolo (1000 tonnellate), il che sembra essere tranquillizzante. Ma va tenuto presente che l’estrazione annua è in diminuzione da decenni, perchè è sempre più difficile trovare mercurio, segno che le risorse disponibili sono in esaurimento. Quando si esauriranno, non è chiaro. Ma è necessario considerare il mercurio come risorsa scarsa e in esaurimento.
Però, il mercurio delle LF è riciclabile. E c’è un consorzio deputato a occuparsene, Ecolamp. C’è però chi dubita dell’efficacia del riciclo, su quantità così ridotte di materiale: oltre al già citato Bardi, vale la pena leggere l’inchiesta di Babylonbus.org, soprattutto nella parte di valutazione della riciclabilità del mercurio.
A aprile 2008, il Corriere della Sera evidenziava come in Italia, nonostante per legge si paghi per ogni LF una tassa per il suo smaltimento, non esista una rete capillare di ritiro delle LF esauste. Ci si affida quindi alla sensibilità dei cittadini, che devono trovare i rari contenitori di raccolta differenziata della LF, nei negozi che le vendono, oppure recarsi in un punto di raccolta dei rifiuti speciali, cioè le isole ecologiche. Ovvia conseguenza: per pigrizia, molte LF finiscono nella pattumiera, quindi non sono avviate al recupero, e il mercurio che contengono viene disperso in ambiente. Risultato: è probabile che il mercurio riciclato sia molto poco, e che quindi l’estrazione dal sottosuolo resti la fonte di approvvigionamento principale.
Per confronto, si può applicare un ragionamento analogo alle LI e in particolare al tungsteno, il metallo che compone il filamento incandescente. La conclusione però è diversa, e ce la fornisce sempre Bardi (sulle cui fonti però non abbiamo fatto nessuna verifica): il tungsteno è facilmente riciclabile.

2) il mercurio è altamente tossico per le specie viventi: ne abbiamo parlato a proposito del suo bioaccumulo nel pesce, e nel post ci sono i collegamenti alle fonti documentali sulla tossicità.
Escludiamo dall’analisi l’esposizione al mercurio “professionale”, perchè riguarda numeri bassi di addetti all’estrazione-trasporto-lavorazione del mercurio e delle LF, ed esiste chi si occupa di salubrità dei luoghi di lavoro molto meglio di noi. Analizziamo invece l’esposizione “normale” di un qualunque cittadino che usa le LF:
UTILIZZO E SMALTIMENTO – IL MERCURIO E’ PERICOLOSO?
Tutti siamo agitati quando si rompe un termometro a mercurio. E se si rompe una lampada a fluorescenza? magari nella stanza dei bambini?
L’EPA, cioè l’agenzia per la protezione dell’ambiente degli Stati Uniti, ha stilato un agile documento, in cui la conclusione è chiara. Nel funzionamento di una LF, gran parte dei vapori di mercurio al suo interno si depositano sulle superfici del vetro della lampada. Quindi, se si rompe:
- c’è una dispersione di vapori di mercurio, ma di lieve entità. La pericolosità si neutralizza arieggiando bene (il documento spiega come) la stanza dove si è rotta
- il rischio vero è il contatto della pelle delle mani (e da qui della bocca, le vie respiratorie…) con le superfici interne dei cocci della lampada, impregnate di mercurio. Basta usare guanti e sacchetti in modo opportuno per rimuovere i cocci
Morale: se si rompe una lampada a risparmio energetico, basta un po’ di attenzione nel pulire, e non ci esponiamo a nessun rischio particolare da mercurio.
(e l’EPA conferma che, almeno negli USA, il vero rischio da mercurio è il consumo di pesce: qui il dossier!)
Andiamo avanti nel ciclo di vita della lampada, e facciamola morire di vecchiaia.
Come già detto sopra, purtroppo molte LF finiscono nei rifiuti convenzionali, invece che in quelli speciali come sancito per legge. Il mercurio quindi finirà nelle discariche, o negli inceneritori.
Dalle discariche, se non isolate bene dal suolo sottostante, il mercurio (concentratosi nel percolato che si origina dalla degradazione chimica-fisica-biologica dei rifiuti) può passare alle falde acquifere e inquinarle: problema noto, esistente per molti altri inquinanti, e controllabile con discariche fatte e gestite bene. Non esprimiamo una valutazione quantitativa (magari ne discutiamo), ma qualitativa: esiste un rischio ambientale da percolamento di mercurio nelle discariche di rifiuti convenzionali.
Dagli inceneritori, si hanno basse emissioni di mercurio in atmosfera: l’inventario nazionale delle emissioni, compilato da ISPRA, ci dice che l’1% delle emissioni nazionali di mercurio è imputabile all’incenerimento dei rifiuti. Già, su base nazionale non ci preoccupiamo, ma nelle zone intorno agli inceneritori? Basta dare un’occhiata in rete per capire che le concentrazioni di mercurio in aria-acqua-suolo non destano preoccupazioni, laddove esiste un controllo efficace del processo di incenerimento (per intenderci: nell’inceneritore non devono finire rifiuti speciali o industriali ad alta concentrazione di mercurio, che vanno invece trattati in discariche speciali, particolarmente impermeabili e quindi più sicure delle discariche convenzionali).
(Vale la pena notare, sempre nell’inventario nazionale delle emissioni, che la maggior parte delle emissioni di mercurio in atmosfera è causata dalla combustione del carbone. C’è chi ha calcolato che una LF contiene meno mercurio del carbone necessario a produrre l’energia per alimentare una LI di pari flusso luminoso: in parole povere, risparmiare energia con una LF porta a ridurre, e non ad aumentare, il mercurio emesso in ambiente! E’ importante però sottolineare che 1) questo vale per l’energia prodotta col carbone, non col petrolio o col gas naturale, che contengono pochissimo mercurio, e 2) l’energia non viene usata dove viene prodotta, per cui usare una LF a Taranto, dove c’è la centrale a carbone più grande d’Italia, non toglierà mercurio dall’aria di Taranto: cioè, resta il problema locale del mercurio emesso dalla combustione del carbone. Che però esula dall’argomento di questo post.)
CONCLUSIONE 1: LE LAMPADE A FLUORESCENZA HANNO UN MINORE IMPATTO AMBIENTALE
Non è facile trarre una conclusione univoca sulla questione. Allo stato attuale delle conoscenze tecnologiche, sembra che le lampade a fluorescenza costituiscano un miglioramento in termini di impatto ambientale globale, rispetto alle lampade a incandescenza: il risparmio energetico, valutato sull’intero ciclo di vita, è percentualmente notevole.
Resta il punto interrogativo dei potenziali problemi locali di inquinamento da rifiuti ad alto contenuto di mercurio, soprattutto se nelle discariche convenzionali finiscono (a dispetto della legge) molte lampade a fluorescenza.
Va poi tenuto presente che le riserve di mercurio potrebbero diventare scarse nel giro di pochi anni, e che il riciclo di mercurio da lampade a fluorescenza è ancora poco efficiente.
CONCLUSIONE 2 (e proposta di discussione): LE LAMPADE A FLUORESCENZA IN REALTA’ CI FANNO RISPARMIARE BEN POCO!
Ho scritto che le lampade a fluorescenza permettono un risparmio energetico percentualmente notevole. La valutazione cambia se si guardano le quantità assolute, cioè i watt risparmiati. Date un’occhiata all’articolo di Ugo Bardi che ho già citato. L’illuminazione rappresenta il 3% dei consumi elettrici totali domestici, e ancora meno su base domestica+industriale. Sul totale dei consumi energetici domestici, sostituire le lampade a incandescenza con lampade a fluorescenza fa rispamiare l’1% circa: questo è l’effettivo risparmio energetico.
(e c’è chi dubita anche dell’esistenza effettiva del risparmio: date un’occhiata al dossier di Babylonbus.org già citato)
CONCLUSIONE 3 (la solita di MentiFermenti): INFORMIAMOCI, E ADOTTIAMO UNO STILE DI VITA SOBRIO
Sostituire le vecchie lampadine con le nuove a risparmio energetico, in sè, ha un effetto molto modesto sui consumi energetici nazionali. Se poi pensiamo “tanto consumano di meno” e le lasciamo accese inutilmente, siamo decisamente fuori strada rispetto al risparmio energetico.
Pensare che cambiare dispositivo tecnologico basti a rispettare l’ambiente (la lampada a fluorescenza invece che a incandescenza, l’auto a metano invece che quella a benzina, la carta riciclata invece di quella vergine…) è superficiale. La realtà economica-industriale-tecnologica e il pianeta Terra sono molto complessi, e ogni azione individuale che compiamo ha molti effetti, positivi e negativi, che vanno valutati interamente, per potere fare scelte consapevoli. Per questo, è necessario tentare di informarsi nella maniera più completa e corretta possibile sugli effetti del nostro stile di vita.
Pensare invece di ridurre il nostro (di noi europei e americani) utilizzo delle risorse del pianeta, che al momento non è sostenibile, è l’approccio giusto: usare meno le luci di casa, l’auto, la carta….Così, i dubbi sono molto minori.
(e casomai riguardano gli effetti sociali della decrescita: ma è un argomento che esula dalle nostre lampadine
)
P.s.: questo argomento è piuttosto complicato e ampio, per cui probabilmente mi è sfuggito qualcosa. Accetto volentieri altri contributi e osservazioni!
Tags: rifiuti e raccolta differenziata, risparmio energetico
Però vedo che sei andato veramente a fondo!!!
La tua è una vera e propria anamnesi della questione, e dimostri che alla fine quello che il mercato ci vende come soluzione al problema alla fine è solo una “pezza” che tiene il giusto (vedi esempio pubblicità acqua minerale). Dopo diverse analisi fatte nei vari post del nostro blog di questa cosa siamo ormai certi. La decrescita, intesa un po’ come cercare di fare a meno del mercato, delle esigenze indotte, pare l’unica soluzione, ma come applicarla? qui sono un po’ off topic e lascerei l’argomento ad un post ad hoc.
Mi è piaciuto il confronto che hai tirato fuori tra consumi per illuminazione e consumi totali domestici. Sinceramente non credevo che si risparmiasse solo l’1% della corrente sostituendo le lampade ad incandescenza, e ad occhio e croce credo ancora che sia qualcosa in più, ma per ora non riesco a dimostrarlo. Appena ho un attimo faccio due conti sui consumi di casa.
Poi non avevo mai considerato che in caso di rottura c’è una certa dispersione di vapori nell’aria, cosa che ora dopo aver letto il tuo post appare ovvia, ma che andrebbe indicata.
Inoltre ci sono due tristi verità:
1) quasi nessuno sa che ci sono i contenitori dove smaltirle ad hoc, e personalmente non è ho mia visti in giro, neanche presso i negozi che le vendono. Poi dovrebbero essere piuttosto piccoli o con qualche accorgimento per evitare la rottura.
2) le lampadine a fluorescenza mediamente non durano 10 anni! Appena uscirono in commercio convinsi i miei a cambiarle, e a parte che le prime (seppur di marca) si fulminavano dopo pochi mesi (mio padre dava la colpa a sbalzi di tensione), le ultime mediamente durano 3-5 anni. Insomma c’è sempre una che si fulmina, e mediamente, nell’uso reale, non durano di più di una ad incandescenza.
Credo che si debba fare anche un discorso di qualità della luce. Mentre le lampade ad incandescenza hanno un tipo di luce che è quello e non ti sbagli, quelle a fluorescenza, a seconda della marca (anche se hanno caratteristiche uguali) possono avere intensità luminosa, colore e tempo di accensione diversi, nonché impiegare del tempo diverso per arrivare al massimo dell’intensità luminosa. Insomma una qualità piuttosto scadente, e nonostante l’ abitudine si fa sempre un po’ fatica. Non ci sono dei controlli per garantire delle prestazioni standard?
Avete notato che la stessa lampada a fluorescenza può costare pochi euro fino ad una decina a seconda della marca ? Come mai ? E’ solo un discorso di qualità?
Alla luce del risparmio, della durata e della qualità viene il dubbio se spendere ad ex. 5€ al posto di 50centesimi abbia senso oppure no, ma credo che comunque sia giusto fare qualcosa, anche se si hanno dei risultati modesti, basta esserne consapevoli. Il più è sapere come bisogna muoversi.
Dopo aver scritto il commento ho notato che su wikipedia c’è questa frase “Le vecchie lampade fluorescenti contengono mercurio che è estremamente inquinante (non quelle nuovo tipo) e molti componenti che possono essere riciclati”.
Quindi il problema mercurio è risolto?
Grazie Antonio per la tua ricerca approfondita!
Un aspetto non mi è chiaro e mi fa credere che il risparmio delle lampade a fluorescenza (LF) potrebbe ridursi ulteriormente rispetto alle lampade a incandescenza (LI): sapevo che le LF non vanno accese e spente di continuo, sia perchè tendono a fulminarsi prima(?) sia perchè consumano di più(?). Di conseguenza, quando mi devo assentare alcuni minuti da una stanza, laddove ho una LI, spengo la luce quando esco e la riaccendo quando torno; al contrario, dove ho una LF, lascio la luce accesa anche durante la mia assenza.
Chiedo se le mie credenze siano vere (accensione frequente LF= danneggiamento precoce + maggior consumo); se la risposta è affermativa, vi domando cosa ne pensate di questo maggior uso a cui portano le LF.
Grazie.
Carlo
Carlo:
- sul maggiore consumo, non ho dati per risponderti con sicurezza.
Da una parte, presumo che il minicircuito elettronico che controlla le lampade a fluorescenza imponga, in accensione, un transitorio elettrico che consuma un po’ di più che a regime, ma in soldoni si sta parlando di decimi di watt, credo….non me ne preoccuperei.
Dall’altra, ho sentito tante volte dire che qualcosa “consuma di più” se accesa e spenta frequentemente: l’auto, il computer….Buonsenso popolare? Leggenda metropolitana? Probabilmente è vero in senso assoluto-filosofico, ma se vai a vedere le quantità, l’aumento di consumo è trascurabile.
A meno che non si stia parlando di mostri come le centrali elettriche: in quei casi è vero, ma non si parla di consumo domestico.
- hai toccato un tema importante, l’affidabilità. Le lampade a fluorescenza soffrono frequenti cicli di accensione e spegnimento. Osram sul suo sito dice chiaramente che la durata nominale della lampada si ottiene in condizioni “standard”, stabilite da norme internazionali, in cui la lampada ha un ciclo di accensione-spegnimento in cui resta accesa minimo 165 minuti e spenta minimo 15 minuti. Per Osram, la durata nominale della lampada, espressa in cicli di accensione-spegnimento, per i modelli base è 10.000, per i modelli avanzati (commercializzati proprio per superare questa vulnerabilità, e ovviamente più costosi) è 500.000. Ovviamente il valore reale è più basso, in rete si parla di circa 6000 per una comune lampada a fluorescenza in appartamento.
Facendo due conti sul valore reale, se accendo e spengo una lampada 2 volte al giorno (cioè poche volte), durerà più di 8 anni. Che oggettivamente non è poco…Ma basta arrivare a 4 volte al giorno, e diventano 4 anni.
Su questo aspetto, fare un confronto con le lampade a incandescenza non è possibile, perchè queste non hanno un limite di cicli accensione-spegnimento!
Per dirla meglio, il vero limite di durata delle lampade a incandescenza è legato alle ore di accensione: circa 1000, dopodichè il filamento di tungsteno si spezza, perchè si è assottigliato (per evaporazione) durante il funzionamento. In pratica, se una lampada a incandescenza sta accesa 3 ore al giorno, durerà meno di 1 anno; se sta accesa 1 ora al giorno, durerà un po’ meno di 3 anni; e così via…
Su questo aspetto, la lampade a fluorescenza sono molto più longeve: dalle 6000 alle 10000 ore di accensione (dati presi dal sito Osram). Come minimo bisogna moltiplicare per 6 la durata, in termini di ore di accensione.
Quindi, in definitiva, per scegliere tra fluorescenza e incandescenza guardando solo alla durata della lampada, bisogna tenere conto del suo utilizzo. Le lampade che restano accese a lungo, diciamo da 1 ora al giorno in su, devono essere a fluorescenza. Le lampade che vengono accese e spente frequentemente, diciamo oltre 4 volte al giorno, devono essere a incandescenza. Negli altri casi, è difficile stabilire chi delle due durerà di più perchè dipende dalla durata dell’accensione e dal numero di accensioni-spegnimenti; se questi parametri di utilizzo non sono noti o sono variabili, meglio decidere valutando gli altri parametri, dal risparmio energetico alla tonalità della luce, dall’estetica alla rapidità dell’accensione….
Ovviamente, si possono cambiare i comportamenti per fare durare di più le lampade. Io eviterei di accendere-spegnere una lampada a fluorescenza (di costo medio) più di 3 volte al giorno, e sostituirei le lampade a incandescenza con quelle a fluorescenza nelle stanze dove dopo il tramonto si trascorre la maggior parte del tempo: cucina, soggiorno, studio, camere dei bambini-ragazzi. Non le sostituirei in bagni, corridoi, ripostiglio, garage, cantina, ricordandomi però di tenerle accese il meno possibile.
Accetto volentieri opinioni e integrazioni sui numeri che ho dato.
Personalmente non mi sento di consigliare in modo così drastico se sostituire o meno una lampada ad incandescenza con una a fluorescenza (o viceversa) in base al numero di volte che accendo o spengo la luce e tantomeno dove (o il consiglio in grassetto lo hai preso da qualche studio ultra approfondito?). Seguendo le indicazioni su, io in casa dovrei avere in inverno solo lampadine ad incandescenza, mentre in estate potrei sostituirne una parte a fluorescenza. Io le ho tutte a fluorescenza. Anche se le uso poco (ex garage) mi piace sapere che sto consumando 1/6 dell’elettricità.
Inoltre non credo affatto nell’attendibilità dei dati che vengono riportati in giro dai vari produttori di lampadine, dato che ho constatato che le condizioni standar=condizioni ideali, e cioè non reali.
Secondo me invece è giusto pensare di sostituire elettrodomestici altamente energivori con elettrodomestici meno impattanti. Va da se che la cosa va fatta con buonsenso. Cioè ad ex non cambio il frigorifero per il semplice fatto che è uscito un modello che consuma un po’ meno, ma quando si rompre lo sostituisco con il più efficiente. Oppure se ho un mostro preistorico penserei a sostituirlo vedendo il beneficio reale. Ad esempio in sala avevo 460watt di luci ad incandescenza, e passando a quelle a fluorescenza sono sceso a 88watt. Oggi dopo tre anni ci sono modelli che fanno luce più uniforme, e che magari si accendono all’istante, ma per ora non le sostituisco, aspetto che si fulminino (ed una dopo tre anni di quasi totale inutilizzo è già partita!).
Credo anche che si debba spegnere la luce ogni volta che uno lascia un ambiente, per far si che la cosa diventi un’abitudine mentale. Cioè quando non ci sei l’elettrodomestico deve essere spento (Luci,Tv, DVD, VCR ecc ecc).
PS x Antonio: hai verificato se le lampade a fluorescenza che si vendono oggi sono senza mercurio?
Beh, dopo l’indagine, ho tentato in grassetto di fare una proposta concreta di comportamento, basandola sui numeri che ho trovato, mi sembrava un po’ astratto presentare solo conclusioni teoriche. Ma ho anche precisato che esistono tutti i casi intermedi tra quelli estremi in grassetto, in cui non è questo il criterio per scegliere se le lampade a incandescenza vanno sostituite con quelle a fluorescenza.
Condivido lo scetticismo sui valori nominali di durata forniti dai produttori di lampade. altrimenti che mentefermente sarei? Infatti, come ho già scritto, per i calcoli sui cicli di accensione e spegnimento, avevo usato un valore (6000) recuperato da letture in rete di esperienze reali di utenti, e non quello della Osram (10000). Per il calcolo delle ore di accensione, un’analoga occhiata in rete porta a valori da 6000 in su, quindi confermo il rapporto 6:1 tra le durate delle lampade a fluorescenza e a incandescenza, in termini di ore di accensione. Se vuoi correggere con qualche altra fonte fai pure.
Ribadisco che il ciclo di accensione-spegnimento (165+15 minuti) è unificato dalla normativa elettrotecnica internazionale, quindi non è che Osram si è inventata che una lampada a fluorescenza non dovrebbe essere riaccesa meno di 15 minuti dopo essere stata spenta.
A chi non piace pensare di stare consumando 1/6 di energia….Ma, se è vero quello che dice The Watt, questo succede davvero dopo 50 ore di utilizzo, il tempo necessario a raggiungere il punto di pareggio fra i consumi energetici di lampade a fluorescenza (produzione più energivora, utilizzo più risparmioso) e a incandescenza (produzione più risparmiosa, utilizzo più energivoro). Immagino che tu in garage passi molto tempo per hobby e quindi a 50 ore ci sei arrivato da un pezzo, per cui hai fatto bene. Ma presumo che in media la gente usi molto meno la luce del garage, per cui probabilmente a loro conviene aspettare che la lampada a incandescenza si fulmini.
Sei sicuro di avere letto bene quanto ho scritto in grassetto? Davvero, in inverno, tu accendi e spegni tutte le luci di casa più di 3-4 volte al giorno (caso in cui diventa probabile che un lampada a fluorescenza si fulmini molto prima di una a incandescenza, col rischio di non avere ammortizzato il maggiore costo energetico di produzione, e la certezza di avere prodotto più rifiuto)?
Ho dato un’occhiata in rete. Sembra che esistano lampade a fluorescenza senza mercurio, ma è roba di nicchia, e per ora la grande maggioranza dei modelli sul mercato contiene mercurio.
Si ho letto bene!
Ma non ho spiegato a fondo il mio ragionamento.
Provo a proporre quindi una sorta di equazione inversa per capire se conviene o meno cambiare una lampadina a fluorescenza (LF) o che dir si voglia a risparmio energetico con una lampadina ad incandescenza (LI), dato che secondo me fossilizzarsi sulle 50 ore di utilizzo minimo di una lampada a fluorescenza non è corretto.
Ipotesi:
-50h utilizzo LF = punto di pareggio (diamo per buona l’ipotesi dell’ “ammortamento energetico” di una lampadina a fluorescenza fatto da The Watt, cioè consideriamo che l’energia risparmiata in 50 ore di utilizzo di una LF sia pari al surplus di energia necessario per produrla)
-Ipotizziamo LF da 13 watt ≈ LI da 60 watt
-Durata minima di una LF=4 anni in caso di continui accendi-spegni; 8 anni in caso di cicli on-off ridotti.
-Non considero il costo delle lampadine
-Non considero lo smaltimento
Tesi 1: le 50 ore non possono essere il parametro di riferimento, ma il calcolo deve essere fatto in base ai consumi, paragonando i consumi di una LF utilizzata per 50 ore con i consumi di una LI nello stesso intervallo di tempo.
Tesi 2: Il discorso accensioni-spegnimenti in un giorno è un problema secondario.
Dimostrazione:
Calcolo dei consumi di una LF da 13watt in 50h di utilizzo :
50h *13Watt= 650 Watt*h (wattora)=0,65 kilowattora
Calcolo di quante ore una lampadina ad incandescenza consuma 0,65 KW*h:
(650 Watt*h)/60Watt=10,83 h ≈ 11 h
A mio avviso quindi sarebbe più corretto dire che una lampadina ad incandescenza va sostituita con una lampadina a fluorescenza se:
in un arco di tempo 4-8 anni ( a seconda del n°accensioni-spegnimenti giornalieri)
la tengo accesa più 11 ore complessive (nei 4-8 anni)
Quindi sarà anche vero che la lampadina a fluorescenza raggiunge il suo pareggio tra energia utilizzata e quella risparmiata dopo 50 ore di utilizzo, però se in quelle 50 ore utilizzassi una lampadina ad incandescenza consumerei molta più energia.
Conclusioni
Per chi ha l’abitudine di spegnere le luci di continuo attribuiamo una durata della lampadina minima di 4 anni. Viene fuori che se quella luce la accendo per più di 2h e 45 minuti all’anno (che fanno 27,12 secondi al giorno) allora mi conviene cambiarla con una LF a risparmio energetico.
Per chi invece lascia la luce sempre accesa, o ha luci in luoghi dove si usano di rado (cantine, garage ecc ecc) è lecito ipotizzare una durata di almeno 8 anni, il che rende la sostituzione con una lampadina a risparmio energetico conveniente se la lampadina viene accesa poco più di un’ora all’anno, pari a 13,64 secondi al giorno.
?
Tom, sono d’accordo sulla Tesi 2 (quindi ho cambiato idea), non sulla 1.
Da quanto ho capito da The Watt, una LF appena prodotta e mai usata ha già consumato più energia di una LI (della stessa luminosità) appena prodotta e mai usata. Se le usi entrambe, ci vogliono 50 ore per arrivare allo stesso consumo energetico. Da quel momento, conviene usare una LF.
Quindi non capisco perchè sostieni che “se in quelle 50 ore utilizzassi una lampadina ad incandescenza consumerei molta più energia”. E’ vero, ma ne ho consumata molta meno nel produrla, per cui ci vogliono 50 ore perchè
(produzione+utilizzo) di LI = (produzione+utilizzo) di LF
Ma andiamo al sodo dell discussione. Devo cambiare o no la lampadina a incandescenza con uan a fluorescenza, ad esempio, in garage?
Diciamo che la LF durerebbe 6000 accensioni-spegnimenti.
Diciamo che uso spesso il garage, per sui la accenderei-spegnerei mediamente 3 volte al giorno.
Quindi durerebbe 6000/(365*3)= 5.5 anni, cioè 5 anni e mezzo.
Diciamo che la terrei accesa mediamente 5 minuti alla volta, cioè 15 al giorno, perchè uso il garage per uscire e rientrare con l’auto e come ripostiglio.
Vuol dire che la utilizzerei (15*365*5.5)/60=500 ore, prima che si fulmini per raggiunto limite di accensioni-spegnimenti.
500 ore sono ben di più delle 50 del punto di pareggio dei consumi con una LI…
…quindi mi conviene sostituire la LI con la LF!
Questo è il conto da fare per valutare la convenienza energetica della sostituzione. E mi pare probabile, al contrario di quanto ho detto nell scorso commento, che converrà spesso cambiare LI con LF.
Tranne in rari casi, in cui accendo-spengo molte volte al giorno, e tengo acceso poco tempo la lampada. Per esempio, un corridoio, un bagno….dipendentemente da come li uso.
Per cui, concludendo, ora concordo con la tua Tesi 2: il discorso accensioni-spegnimenti in un giorno è un problema secondario, tendenzialmente.
Modificherò opportunamente il post.
Salve, sono l’autore dell’inchiesta pubblicata su http://www.babylonbus.org, volevo segnale un documento riguardante un test compiuto dall’ENEA e consultabile all’indirizzo:
http://www.enerlin.enea.it/out.....esting.pdf
Si dimostra che, se sottoposte a cicli on-off di 3 minuti, la vita delle lampade fluorescenti compatte non raggiunge nemmeno la vita media delle lampade ad incandescenza, ma si attesta intorno alle 6-700 ore.
Dato che in fase di costruzione delle CFL viene attualmente utilizzata un’energia 10 volte maggiore di quella utilizzata per costruire una lampada ad incandescenza, e che in queste situazioni la CFL muore prima, è ovvio che in questi casi il bilancio energetico globale, ovvero la quantita di energia utilizzata per costruire la lampada e per farla funzionare, diventa negativo rispetto all’uso delle lampade tradizionali.
Tutto questo a prescindere da quanti centesimi di euro si riescano o meno a risparmiare in bolletta.
Amos Bonato
Scusate, nel precedente commento parlavo erroneamente di cicli di 3 minuti di accensione, ma riguardando il documento dell’ENEA mi sono accorto che il test è stato effettuato con cicli di 5 min on e 10 min off.
Questo significa che in tutti i locali dove la lampada, una volta accesa viene spenta prima di 5 minuti, ad esempio cantine, garage, corridoi e ripostigli, le CFL avranno una vita nettamente inferiore a quella delle lampade ad incandescenza, pur costando diverse volte di più e richiedendo circa 10 volte più energia in fase di costruzione.
In soldoni, ogni volta che accendiamo una CFL gli accorciamo la vita di circa un’ora, quasi indipendentemente dal tempo di effettivo funzionamento.
In ultima analisi la messa al bando delle lampade ad incandescenza, rispetto ad una sostituzione razionale, peggiora la situazione sia del bilancio ambientale che di quello domestico.
Ciao Amos, di quale inchiesta stai parlando? io non l’ho trovata sul tuo blog al link che indichi
Per Antonio. Guarda che l’articolo di The Watt non torna, e per questo pensavo che il punto di pareggio delle 50 ore fosse calcolato solo per la LF considerando il surplus energetico necessario per produrla e il risparmio in fase di esercizio. Cioè con 50 ore di esercizio vai in pari.
Se infatti prendi i dati suggeriti da The Watt e compari una LF da 13 watt con una LI da 60 viene fuori che
con una differenza nelle 50h di utilizzo di ben 950 watt*h, pari a 16 ore di utilizzo di una LI o a 73h di una LF. Con questi dati il pareggio comparato arriva con 30 ore di utilizzo.
Per Tom: non avevo notato l’errore di The Watt! Altra rettifica da fare al post.
L’inchiesta di Amos, che avevo già linkato nel post, è qui.
Per Amos: grazie per la segnalazione del test ENEA. Mi pare veramente interessante, nonchè equilibrato nelle conclusioni. Si cita il risultato dell’evidente accorciamento della vita delle lampade a fluorescenza, nel caso di frequenti accensioni-spegnimenti, ma precisando che è un risultato un po’ forzato dalle condizioni del test, e limitato per il campione dell’esperimento. Comunque, vale la pena di inserire il documento nelle rettifiche che farò al post.
Mi fa piacere che la discussione si stia arricchendo….
Il test ENEA, per quanto effettuato su un campione limitato, evidenzia senza dubbio la grande influenza delle accensioni sulla vita della CFL.
Il fatto che i cicli fossero molto ravvicinati tra loro influenza ulteriormente la vita delle lampade e quindi falsa in qualche misura il risultato del test.
Ragionando dal punto di vista puramente matematico, una CFL con vita di 10.000 h / 10.000 cicli, se sottoposta a cicli di accensione di 5 minuti, distanziati nel tempo in modo da lasciarla raffreddare correttamente, dovrebbe teoricamente “morire” dopo 833,3 ore di effettivo funzionamento, quelle da 8000 h/8000 cicli dopo 666 ore, quelle da 6000 h/6000 cicli dopo 500 ore.
A ben vedere i risultati dei test non differiscono poi più di tanto da questi valori “teorici”.
il test enea citato, purtroppo, è la prima cosa che leggo che corrisponde all mia esperienza, ormai piuttosto lunga, di utilizzo delle lampadine a fluorescenza. lavorando soprattutto da casa (faccio editing), e avendo una casa che, soprattutto in inverno, non ha molta luce, credo di avere le idee abbastanza chiare in proposito. in bagno, in corridoio, nella stanza da letto le LF non durano, mediamente, neppure un anno, a volte pochi mesi. In cucina, in soggiorno, in studio durano di più, ma comunque i 6 anni di cui si parla sono assolutamente una truffa: MAI ne ho avuta una che sia durata più di 2 anni. anyway meno di quelle a incandescenza, nella mia esperinza concreta. a questo punto le uso in cucina-soggiorno, che sono un grande open space (3 in tutto) e in studio, dove lavoro. un’altra sta nel corridoio, che la sera resta illuminato, e una in una delle due lampade del nostro letto, quella dal lato della mia compagna che legge a lungo prima di dormire. l’ultima nella lampada centrale, a soffitto, del mio studio. sul mio tavolo da lavoro lavoro stanno due lampade a braccio snodabile, e almeno una è sempre accesa.. ma sono rigorosamente lampade a incandescenza a basso voltaggio (40) oppure le nuove alogene simil-incandescenza, che permettono risparmi minori. perché? perché, questione fondamentale per valutare l’uso delle lampadine nel concreto, qualità della luce, e velocità di accensione, sono fattori fondamentali. una LF come lampada da tavolo è delirante, è un neon e ti garantisce mal di testa e problemi di vista in breve; e allo stesso modo non posso avere una LF in camera da letto vicino all’armadio: ci mette minuti interi per illuminare abbastanza da distinguere i vestiti fra loro. motivo per cui, come i miei amici e vicini mi confermano, lampade LF prima comperate e poi sostituite in tutte le stanze dove hai bisogno di luce immediata e poi subito spenta: bagno, guardaroba etc. dunque bassa durata reale, alti costi di produzione, cattiva qualità della luce, lentezza di accensione. vanno bene solo negli spazi dove vengono accese e lasciate accese per ore e ore, e dove hai bisogno di molta potenza illuminante: 100, 150w di luminosità con consumi equivalenti di 1/5. non altrove. in questo senso la sostituzione obbligata è semplicemente una rapina forzosa ai danni dei consumatori, che non produrrà se non marginali benefici ambientali e forse, considerata l’impronta ecologica di produzione e smaltimento delle LF, nemmeno quello. per conto mio era molto meglio fare una tassa europea di scopo che portasse a 2€ almeno il costo delle lampade a incandescenza, e usarli per progetti di sostenibilità.
Michele, grazie per il tuo commento.
La questione che poni è l’interpretazione dei motivi reali del regolamento UE che abolisce le lampadine a incandescenza, considerando che sono ancora qualitativamente migliori delle lampade a fluorescenza per diversi tipi di utilizzo nelle abitazioni private. E’ una questione interessante, ma già affrontata ampiamente sul web.
Quindi, qui su Mentifermenti, manterrei la discussione sul piano della convenienza economica e dell’impatto energetico e ambientale, in termini quantitativi.
Intanto bisogna dire che per quello che riguarda l’impatto ambientale, sulle CFL sono state propagandate evidenti falsità che sono poi diventate dei dogmi indiscutibili.
Il primo di questi è che l’utilizzo delle CFL permette di ridurre le emissioni di CO2 da parte delle centrali elettriche, si calcola erroneamente che ogni KWh risparmiato, e quindi non prodotto dalle centrali termoelettriche, corrisponda meccanicamente a 0,53 Kg di CO2 non emessa.
Le cose non stanno esattamente così, per il 41% delle ore di un anno il sistema di produzione di energia elettrica è in sovrapproduzione, alcune grosse centrali non possono essere spente, e nonostante siano tenute al minimo viene prodotta più energia di quella effettivamente richiesta.
Questo avviene ogni giorno dalle 22 alle 7 della mattina del giorno successivo e durante le domeniche e i festivi.
Questa energia in surplus viene utilizzata dai pompaggi, ovvero si pompa acqua dai bacini bassi ai bacini alti per potere utilizzare l’energia cinetica dell’acqua nei giorni successivi.
Quindi per almeno il 41% delle ore dell’anno, anche risparmiando qualche KWh, l’emissione di CO2 nell’atmosfera rimane costante, inoltre quando normalmente si iniziano ad accendere le luci le centrali termoelettriche sono già a manetta da diverse ore, non possono materialmente produrre di più, l’energia richiesta viene di fatto fornita nella stragrande maggioranza dalle centrali idroelettriche, che non emettono nell’atmosfera alcunchè.
Quindi l’utilizzo delle CFL in luogo delle incandescenti, per quello che riguarda le emissioni in atmosfera, non può permettere i benefici tanto ben propagandati ma purtroppo falsi.
Nel primo capitolo della mia inchesta tutto questo è spiegato più approfonditamente.
http://www.babylonbus.org/html.....liche.html
Per Antonio: Ok, ma come fai a parlare di termini quantitativi se non hai dei riferimenti qualitativi? Cioè se una LF dura un anno come a Michele è difficile fare ogni calcolo quantitativo, ma è anche vero che quello di Michele è un caso particolare.
Per Michele: Mi piacerebbe sapere se ha un impianto nuovo o no, a norma o meno o se è soggetto a sbalzi di corrente.
L’ENEA forse dovrebbe concentrarsi oltre che sulle caratteristiche delle lampade, anche su casi reali, per capire quali sono i parametri che influenzano così tanto una LF da farla durare ad esempio un anno solo. La situazione di Michele sarebbe un ottimo caso di studio.
Io ad esempio ho tutte e solo LF da quasi 4 anni, di marche diverse, la maggior parte delle quali accendo 6-8 volte al giorno o anche di più e per ora se n’è fulminata una (che in termini di ore ho usato e acceso-spento pochissimo).
Per Amos: Credo che se un’azione porta alla riduzione dei consumi e alla percezione che si sta consumando, e che quindi bisogna risparmiare, allora vada intrapresa.
Proposta
Mi piacerebbe sapere una cosa: quando una LF non funziona più dipende dallo starter o dal gas interno? Guardate com’è complessa una LF (dalla foto capite perchè è così energivora in termini di realizzazione)
Non si potrebbe pensare di fare il circuito separato dalla lampadina, in modo che a seconda di cosa si rompe possa sostituire solo il pezzo guasto? L’unica complessità sarebbe quella di associare il giusto circuito alla giusta lampada.
In realtà la tecnologia che sta alla base delle CFL non è poi così nuova come appare.
Prima delle CFL esistevano le PLS che prevedevano lampada e reattore separate, il reattore era “nascosto” nella base della piccola plafoniera la lampada nuda e cruda era venduta separatamente.
L’idea di inglobarle in un’unico oggetto e di montargli l’attacco a vite E27 è stata una genialata commerciale, non certo ecologica.
I reattori elettronici, se usati a temperatura ambiente, hanno una vita media di 80.000 ore contro le 10.000 (quando va bene) della parte lampada vera e propria.
In questo modo Philips, Osram etc etc hanno moltiplicato di minimo 8 volte la produzione dei loro reattori, che nella stragrande maggioranza dei casi vengono gettati quando non hanno nemmeno raggiunto il 15% della loro potenziale durata, solamente perchè la lampada non funziona più.
Con il vecchio sistema PLS tutto questo non accadeva, si cambiava la lampada e basta.
Riguardo a:
Per Amos: Credo che se un’azione porta alla riduzione dei consumi e alla percezione che si sta consumando, e che quindi bisogna risparmiare, allora vada intrapresa.
Certamente, ma non sopporto che i produttori, oggi tutti ecologisti a lor dire, usino la nostra sensibilità unicamente per il loro profitto, raccontandoci un sacco di bugie, verosimili e rassicuranti, ma pur sembre bugie, e quando non raccontano bugie nascondono accuratamente tutti gli aspetti negativi, vedi ad esempio la breve durata con accensioni frequenti.
Sono convinto che i benefici derivanti dall’uso delle CFL sono unicamente nel fatturato dei produttori.
Ma perchè nessuno ci dice che le lampade a risparmio energetico stimolano le crisi epilettiche nei soggetti predisposti? Sapete che inoltre emettono dei campi elettromagnetici proprio come i cellulari? Queste cose dovrebbero essere scritte sulla confezione almeno…vi lascio un link molto interessante
http://www.stampalibera.com/?p=4832